Storia del DTM

Il Deutsche Tourenwagen Masters (DTM) ovvero il Campionato Tedesco Turismo è considerato dal 1984, anno della sua nascita, il campionato turismo più agguerrito e combattuto e questo lo ha reso, a detta di molti, il più famoso e il più seguito. Infatti, le gare DTM hanno la capacità di smuovere folle di spettatori inimmaginabili, soprattutto considerando la crisi che sta investendo un po’ ovunque l’automobilismo agonistico. Le gare sono senza esclusione di colpi e ad infiammare gli appassionati sono le vetture con la loro silhouette grintosa e la loro velocità. Ad attirare e accogliere il pubblico è anche tutto ciò che gravita intorno all’evento DTM: il paddock si presenta come un imponente paese dei balocchi che sembra strizzare l’occhio a possibili acquirenti di un grande autosalone. Le Audi e le Mercedes, da strada, sono esposte, circondate da eleganti hositality e l’open paddock permette ai tifosi di incontrare i piloti e di comprare gadget, a basso costo, nell’apposito DTM Shop. Il pubblico è anche intrattenuto con visite guidate della pista, pitwalk e concorsi a premi.


Nel passato si è corso con una libertà quasi totale di regolamenti che ha portato ad avere vetture dai contenuti tecnici estremi (ad esempio le quattro ruote motrici, le sospensioni intelligenti, il controllo elettronico totale delle funzioni…).
L’attuale DTM, ripartito nel 2000 dopo quattro anni di pausa con un nuovo regolamento, è meno permissivo e lascia poco spazio alle estremizzazioni del passato. Lo scopo era la riduzione dei costi, da raggiungere senza tradire lo spettacolo.

Le vetture sono spinte da propulsori V8 con cilindrata massima di 4000cc e la potenza limitata a 470 Cv e sono vietati gli aiuti elettronici alla guida, il controllo di trazione e l’ABS.
Il telaio tubolare somiglia a quello delle monoposto ed è dotato di una cellula di sicurezza con un'ottima rigidità. Le vetture sono più simili a prototipi che a vetture di serie e solo le parti esterne richiamano la silhouette della produzione stradale. Nel futuro del DTM c’è la proposta del telaio unico per tutti i costruttori, che continueranno a realizzare le proprie carrozzerie e i motori. Lo scopo è diminuire i costi attirando altri marchi. Infatti, nonostante i costi di gestione siano contenuti grazie all’uso di componenti monotipo (cambio, freni, alettone e albero motore) e alla messa al bando dei materiali costosi, da anni solo Audi e Mercedes si danno battaglia nel DTM.

Il format di gara prevede il venerdì mattina un riscaldamento di 15 minuti e due sessioni di test di 90 minuti; il sabato un’ora di libere e la qualifica in modalità “shoot-out” sviluppata in tre manches ad esclusione; la domenica lo spettacolo prevede il warm-up di 20 minuti e la gara, suddivisa in tre parti per effettuare in quella centrale i due pit stop obbligatori.


Nutrita è la schiera degli italiani che, nel corso degli anni, hanno partecipato e vinto nel DTM: Ravaglia (campione 1989), Larini (campione 1993), Nannini, Francia, Modena, Fisichella, Tarquini, Pirro e l’indimenticabile Michele Alboreto. Tra i partecipanti alle varie edizioni ricordiamo anche Berger, Biela, Rosberg, la mitica Ellen Lohr, Franchitti, Wurz, Lamy, Alesi, Kristensen…e tantissimi altri campioni.

Samanta Capacini