24H di Le Mans
La 24 Ore di Le Mans è una corsa che da sola vale una stagione, nella quale conta solo la vittoria e il secondo è il primo dei perdenti. Negli anni cambiano i protagonisti, i regolamenti, variano alcuni aspetti del tracciato, ma il fascino della 24 Ore resta immutato. Che siano grandi imprese o flop deludenti, che tutto scorra liscio attraverso le insidie del tracciato o la notte, la pioggia e i doppiaggi giochino brutti tiri, le case e i piloti sono disposti a tutto per essere parte della leggenda, aggiungendo alla lunga storia della corsa i loro nomi o altri aneddoti.
La prima gara si disputò nel 1923, il 26 e 27 maggio. Da quella data si è però svolta di solito in giugno, fatta eccezione per il 1956, anno in cui si corse in luglio e il 1968 quando la gara fu spostata a settembre in seguito ai tumulti del Maggio Francese. La corsa subì anche alcune cancellazioni: nel 1936 per motivi economici e dal 1940 al 1948, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale e nel Dopo Guerra. Salvo rare eccezioni la partenza è alle 16 del sabato e la bandiera a scacchi sventola la domenica alla stessa ora, con la vittoria assegnata alla vettura che ha coperto la maggior distanza nelle 24 ore di corsa. Il tracciato è un circuito semi-permanente che attualmente misura 13,629 km e utilizza strade normalmente aperte alla circolazione, mentre il Circuito Bugatti è la parte permanente ed è usato per tutte le altre gare. Sono ammesse in gara vetture di vario tipo raggruppate in quattro classi che attualmente sono i prototipi LMP1 e LMP2, e le Gran Turismo GT1 e GT2.
Gli equipaggi fino al 1970 dovevano essere composti da due piloti e precedentemente era permessa anche la partecipazione in solitaria. Nel 1952, infatti, Pierre Levegh corse da solo e stava vincendo la gara, ma commise un errore nell’ultima ora e fallì l’impresa epica. Mentre due anni prima, nel 1950, Louis Rosier vinse quasi da solo. Suo figlio Jean-Louis guidò solo per due giri. Attualmente invece possono schierarsi tre piloti per auto. Storicamente lo start avveniva con la ”partenza Le Mans”: i piloti allineati sulla sinistra della pista raggiungevano di corsa le vetture sistemate a lisca di pesce lungo il muretto box. La procedura venne dismessa in seguito alle problematiche derivate dall’introduzione delle cinture di sicurezza e dall’iter per allacciarle. Fino al 1969 i piloti guidavano per il loro primo turno con cinture sganciate e alla prima sosta ai box erano allacciate dai meccanici. Quell’anno Jacky Ickx invece di raggiungere la sua vettura correndo, lo fece camminando e si allacciò le cinture prima di partire. Vinse comunque la gara, la prima di una lunga serie, mentre nei primi giri un pilota perse la vita. Per questo dal 1970 i piloti presero il via già in auto, sempre con le vetture allineate al muretto box, e assicurati dalle cinture. Poi dal 1971 la partenza divenne lanciata.
Il 1955 fu l’anno tragico della storia di Le Mans: Mike Hawthorn, dopo aver sorpassato la vettura guidata da Lance Macklin, rientrò improvvisamente nei box costringendo Macklin a spostarsi sulla sinistra dove sopraggiungeva, velocemente, la Mercedes di Pierre Levegh. L’urto fu inevitabile e la Mercedes volò in tribuna travolgendo gli spettatori. Il bilancio fu spaventoso. Persero la vita, oltre a Levegh, più di 80 di spettatori e ne rimasero feriti oltre 100. Questo drammatico episodio portò molti paesi ad abolire le corse. Il divieto restò permanente nella sola Svizzera sul cui territorio la legge vieta tuttora le gare automobilistiche in circuito.
La 24 Ore di Le Mans ha una lunga storia di auto e di uomini. Di auto, perché la tecnica è fondamentale per vincere una corsa di durata e le case costruttrici investono ingenti capitali per primeggiare. Porsche è il costruttore con più vittorie a Le Mans, 16. La Ferrari ha ottenuto 9 vittorie e la Audi 8. Di uomini, perché le difficoltà e gli imprevisti di questo tracciato, insieme alla stanchezza, possono indurre i piloti all’errore. Alcuni piloti però, più di altri, sembrano riuscire a fare magie sul Circuit de la Sarthe rendendo i loro nomi leggendari. Jacky Ickx con 6 successi (1969-1975-1976-1977-1981-1982) è stato a lungo il detentore del record di vittorie. Nel 2004 il suo record è stato uguagliato dal danese Tom Kristensen che dopo aver vinto nel 1997 ha ottenuto il successo dal 2000 al 2004. Ma Kristensen non si è fermato qua ed è diventato il nuovo re di Le Mans grazie alle vittorie numero 7 e 8, conquistate nel 2005 e nel 2008. Tra i piloti che hanno scritto più volte il loro nome nell’albo d’oro c’è anche un po’ di Italia grazie alle 5 vittorie di Emanuele Pirro e alle 3 di Dindo Capello.
La 24 Ore di Le Mans ha affascinato anche il Grande Schermo diventando teatro di film. Nel 1970 ha ospitato le riprese del film “Le Mans” con protagonista Steve McQueen, mentre nel 2002 durante la gara sono state girate le scene del film “Adrenalina Blu – La leggenda di Michel Vaillant”. Le vetture Vaillante (una Lola B98/10) e Leader (una Panoz LMP1 Roadter S) hanno realmente preso parte alla gara. Alla corsa del 1979 partecipò Paul Newman, e non per girare un film, con una Porsche 935 ottenendo il secondo posto.
Samanta Capacini


